Mi ricordai che dalla parte di quel cielo guardavo la sera quando, ragazzo, vivevo oltre i boschi, e forse nel profilo incendiato d’allora c’era una curva, una vetta, un alberello di questi. Anche la terza divisa segue il disegno della maglia away, con sponsor Zeus sulle maniche in giallo, colletto a polo in blu con profilo giallo. Tutti si ricordano della vittoria 7-1 della Germania sul Brasile nella semifinale dei Mondiali 2014 ma in pochi hanno memoria della divisa rossonera che Müller e compagni indossavano quella sera. Mentre seguivo mentalmente la volata dei fascisti – mi chiesi se andavano fino al santuario, se qualcosa accadeva nei paesi lassú – pensavo ancora all’impressione di scoppio, di bomba, che m’avevano fatto. Pioli, Maldini e Massara erano insieme al ristorante pochi giorni dopo la cacciata dei 2 con Pioli che disse loro che avrebbe fatto quello che avremmo fatto tutti: adeguarsi al volere della nuova proprietà. Speriamo in bene. Anch’io ci sono capitato per caso, ne avro’ viste 3 in vita mia di conferenze stampa prepartita: aiuta il fatto che parla ancora un ottimo italiano, comunque allenatore esperto visto che sopravvivere a Oporto tutti quegli anni non e’ una passeggiata, c’e’ stato anche un richiamo al fatto che oggi i calciatori sono anche troppo coccolati dallo staff rispetto alla sua generazione (ha appena 50 anni, eh).
Per mia disgrazia avevo fatto un giuramento. Tuttavia, ha fatto registrare il tutto esaurito e ha ravvivato lo spirito tricolore della Mannschaft. Quindi, la nuova retrocessione, stavolta però legata ad un fatto che, purtroppo per il Milazzo, assurge alla cronaca nazionale: il 23 marzo 1974, in occasione di Milazzo-Modica, dopo un fitto lancio di oggetti sul terreno di gioco, avviene un’invasione di campo da parte di alcuni spettatori, di cui fa le spese la terna arbitrale, e soprattutto l’arbitro abruzzese Gianni Papponetti, che viene pesantemente malmenato, prima di essere tratto in salvo dall’intervento, in particolare, del portiere del Milazzo. Noialtri invece pioviamo di lassú, – mostrò la parte del tramonto. Adesso che sapevo del campanile lassú, non temevo di perdermi. Quei tonfi sordi erano bombe a mano e scoppiavano attutiti. A questo punto, con il palmo della mano rivolto rigorosamente verso l’alto, si tira e rilascia la manetta di armamento.
A metà pomeriggio ero disceso al fondovalle. Rimasto solo – il pomeriggio avanzava – m’informai dai paesani. Il primo stemma del Football Club Legnano era un monogramma con le lettere FCL intrecciate e racchiuse in un cerchio lilla bordato di nero. Football Club, facente capo all’imprenditore edile Nicola Canonico. Ma un colpo esplose, vicinissimo, in capo alla strada. Una raffica e un colpo. Tutto tacque d’improvviso sulla strada e lassú. Vidi in fondo alla strada quel contadino, fermo insieme ai suoi buoi. Avevo già raggiunto e superato un contadino coi suoi due buoi aggiogati. Il contadino aveva cacciato per traverso i suoi buoi dentro un canneto. Con gli arancioni frastornati finì 0-4 per la Roma. Se mi avessero sparato una scarica addosso, l’urto e il fragore eran gli stessi. Per nasconderli meglio, li spinse a casaccio nel folto; fu un crepitare di canne; gli gridai sottovoce di smetterla. Sei-Settecento. Le Nazioni costituirono un elemento essenziale per l’affermazione economica dell’emporio livornese e plasmarono fortemente l’immagine della città. La storia del Palermo ha ufficialmente inizio il 1º novembre 1900, grazie al contributo della comunità inglese in città e di Ignazio Majo Pagano, un giovane che aveva conosciuto il calcio in Inghilterra e che aveva deciso di importare questo nuovo sport nella natia Palermo.
Poco si conosce di quella che doveva essere una delle più dinamiche e floride città messapiche del Salento. Andavo cauto, zoppicando un poco, trascinando il piede, come per essere piú innocuo. L’acceso confronto, caratterizzato da un Bentegodi tutto esaurito con oltre 38.000 spettatori, fece registrare, sul campo, il trionfo del Verona: una gara vissuta con emozione sul terreno di gioco e sugli spalti si concluse con la vittoria in rimonta per 3-2. A portare in vantaggio il Chievo fu la rete di Eriberto, cui fece seguito il raddoppio di Eugenio Corini dal dischetto. Bruno Giordano nel precampionato 1985-1986 e la festa per la vittoria della Coppa Italia 1986-1987: si notino le varianti cromatiche applicate al logo sulle divise da trasferta della seconda metà degli anni ottanta: nel primo caso, corona e «N» in blu, scritta e disco in bianco, nel secondo caso, corona blu, scritta bianca, disco azzurro e «N» blu. Il club si è ispirato alla terza maglia della stagione 1983/1984, in occasione della prima partecipazione dell’Hellas a una competizione europea, la Coppa Uefa. 30 giugno si svincola dal club bianconero.